Una citta al conrario. Sto postando dall'apple centre nel centro di Londra.
Direi una bellissima esperienza, nonostante siamo al sencondo giorno e non siamo ancora riusciti a rimediare una cioca ragionevole.
Prometto di impegnarmi nelle prossime ore...
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martedì 15 agosto 2006
venerdì 11 agosto 2006
... e pelle morbida.
Scendere non è stato facile. Non è stato facile nemmeno decidere di scendere, ma la decisione l'ha presa per noi la valle di Paisco, che con dei nuvoloni neri e due tuoni ci ha convinti a "levare le tende". All'una eravamo a casa, nonostante Iri, per le vesciche ai piedi fosse stata costretta a scendere a piedi nudi. Questa ragazza ha una forza interiore che fa paura.
Abbiamo cenato a casa mia e poi ci siamo fatti portare a cedegolo in modo da poter prendere il treno la mattina, per tornare a Brescia.
Abbiamo dormito insieme, nello stesso letto. Una pelle morbida, un candore negli occhi, movimenti lenti, brividi. E' stato bellissimo, quasi surreale. Due volte bellissimo.
Il viaggio di ritorno in treno è scivolato via veloce, l'imbarazzo ha lasciato spazio alla complicità, come tra due persone che veramente si conoscono.
Il treno per Riccione era alle cinque e quarantacinque. Ultime ore insieme, con l'orologio che si avvicinava sempre più al distacco. Momento grigi di incertezze su quello che sarà, su cosa in realtà significavano questi 4 giorni.
Alla stazione, l'ultimo sguardo sorrideva.
Abbiamo cenato a casa mia e poi ci siamo fatti portare a cedegolo in modo da poter prendere il treno la mattina, per tornare a Brescia.
Abbiamo dormito insieme, nello stesso letto. Una pelle morbida, un candore negli occhi, movimenti lenti, brividi. E' stato bellissimo, quasi surreale. Due volte bellissimo.
Il viaggio di ritorno in treno è scivolato via veloce, l'imbarazzo ha lasciato spazio alla complicità, come tra due persone che veramente si conoscono.
Il treno per Riccione era alle cinque e quarantacinque. Ultime ore insieme, con l'orologio che si avvicinava sempre più al distacco. Momento grigi di incertezze su quello che sarà, su cosa in realtà significavano questi 4 giorni.
Alla stazione, l'ultimo sguardo sorrideva.
Occhi azzurri...
Ho passato quattro giorni con Irina. L'ho conosciuta sul treno, mentre raggiungevo mia Madre per qualche giorno di spiaggia al mare. Non so come spiegarmelo, ma capisco subito quando le cose si muovono in un certo senso, è bastato uno sguardo. Le prime parole sono state caratterizzate da una banalità inaudita, al limite della commedia tragicomica. Eravamo imbarazzati e l'ora di viaggio, si è consumata rapidamente lasciandomi giusto il tempo, con un balzo di coraggio di chiederle il suo numero di telefono.
Occhi azzurri, bionda. Inizialmente non avevo capito che era straniera, e non mi è bastata nemmeno la prima frase per capirlo. Parlava bene l'italiano, con leggero accento romagnolo. Pochi minuti più tardi mi spiegò che era di origine Russa, da cinque anni in Italia. Stava andando a Riccione, dove la famiglia che la ospita ha la seconda casa, mentre io sono sceso a Cesena, direzione Milano Marittima.
I giorni passati a M.M. sono stati molto tranquilli, come volevo che fossero. Ne avevo bisogno, soprattutto dopo l'estenuante sessione d'esame.
La sera, o la mattina un suo messaggio spuntava sul mio telefono e spesso mi sono trovato a pensare a lei. Finchè le ho mandato un messaggio, quasi per scherzo, chiedendole se aveva voglia di vedere la val camonica. E lei ha accettato immediatamente.
Ci siamo trovati alla stazione di Bologna in mattinata, ovviamente in ritardo a causa di una coincidenza persa per il solito ritardo meno opportuno.
Vestito bianco corto, capelli scomposti per la corsa, un angelo. Un abbraccio, poche parole ancora più imbarazzate rispetto al primo contatto in treno. Abbiamo girato Bologna, guadagnando di minuto in minuto maggior confidenza. Abbiamo mangiato in un ristorantino cinese deserto, e la bottiglia di Muller ha dato il suo contributo a sciogliere gli animi; forse il contributo è stato anche eccessivo dato che per l'ora successiva Irina è stata una furia, trascinandomi per tutta la città ridendo e scherzando come una bambina emozionata. La mia mano prese la sua per non lasciarla più.
Treno, attesa per coincidenza, altro treno. Lunedì sera in una Brescia d'Agosto, mano nella mano. Una lunga camminata verso casa con una pausa per un gelato in via Musei. Vedevo che le facevano male i piedi, a causa della lunga camminata e delle scarpe poco comode, ma lei non se è mai lamentata, neanche più tardi. Arrivammo a letto e dopo poche chiacchere e qualche carezza sfuggevole, siamo andati a letto, sempre imbarazzati.
La mattina di Martedì nell'aprire gli occhi, l'ho trovata di fronte a me, sorrideva. Era tutto bellissimo e semplice e la baciai, e lei mi baciò. Uno sguardo preoccupato, un sorriso e un abbraccio liberatorio. Non ci fu più inbarazzo tra di noi.
La sera eravamo in tenda, dopo 45 minuti di camminata, su un morbido prato, a guardare il tramonto. Bellissima al chiaro di luna e poesie scritte sulla pelle, ma niente di più. Solo qualche tentennamento, bellissimo tentennamento.
Occhi azzurri, bionda. Inizialmente non avevo capito che era straniera, e non mi è bastata nemmeno la prima frase per capirlo. Parlava bene l'italiano, con leggero accento romagnolo. Pochi minuti più tardi mi spiegò che era di origine Russa, da cinque anni in Italia. Stava andando a Riccione, dove la famiglia che la ospita ha la seconda casa, mentre io sono sceso a Cesena, direzione Milano Marittima.
I giorni passati a M.M. sono stati molto tranquilli, come volevo che fossero. Ne avevo bisogno, soprattutto dopo l'estenuante sessione d'esame.
La sera, o la mattina un suo messaggio spuntava sul mio telefono e spesso mi sono trovato a pensare a lei. Finchè le ho mandato un messaggio, quasi per scherzo, chiedendole se aveva voglia di vedere la val camonica. E lei ha accettato immediatamente.
Ci siamo trovati alla stazione di Bologna in mattinata, ovviamente in ritardo a causa di una coincidenza persa per il solito ritardo meno opportuno.
Vestito bianco corto, capelli scomposti per la corsa, un angelo. Un abbraccio, poche parole ancora più imbarazzate rispetto al primo contatto in treno. Abbiamo girato Bologna, guadagnando di minuto in minuto maggior confidenza. Abbiamo mangiato in un ristorantino cinese deserto, e la bottiglia di Muller ha dato il suo contributo a sciogliere gli animi; forse il contributo è stato anche eccessivo dato che per l'ora successiva Irina è stata una furia, trascinandomi per tutta la città ridendo e scherzando come una bambina emozionata. La mia mano prese la sua per non lasciarla più.
Treno, attesa per coincidenza, altro treno. Lunedì sera in una Brescia d'Agosto, mano nella mano. Una lunga camminata verso casa con una pausa per un gelato in via Musei. Vedevo che le facevano male i piedi, a causa della lunga camminata e delle scarpe poco comode, ma lei non se è mai lamentata, neanche più tardi. Arrivammo a letto e dopo poche chiacchere e qualche carezza sfuggevole, siamo andati a letto, sempre imbarazzati.
La mattina di Martedì nell'aprire gli occhi, l'ho trovata di fronte a me, sorrideva. Era tutto bellissimo e semplice e la baciai, e lei mi baciò. Uno sguardo preoccupato, un sorriso e un abbraccio liberatorio. Non ci fu più inbarazzo tra di noi.
La sera eravamo in tenda, dopo 45 minuti di camminata, su un morbido prato, a guardare il tramonto. Bellissima al chiaro di luna e poesie scritte sulla pelle, ma niente di più. Solo qualche tentennamento, bellissimo tentennamento.
lunedì 29 maggio 2006
Scelte difficili
Sono difficili da fare e soprattutto da sopportare certe scelte. Con un colpo di spugna non è possibile lavare due anni di momenti vissuti insieme, emozioni.
Vivere con me non è facile, mi rendo conto di avere la tendenza a sopravalicare le persone. Se ne sono accorti sicuramente i miei compagni di casa, che con me devono convivere per forza di cose, ma una persona sopra tutte se ne è accorta e adesso ne sta pagando le conseguenze.
Due anni insieme, due anni durante i quali ho portato a compimento un opera inconscia di avvelenamento e ammaliamento.
Poi arriva il giorno che ti è tutto chiaro, ti rendi conto che stai distruggendo la persona che dici di amare. Ti rendi conto di essere stato talmente invadente nella sua vita da aver distrutto la personalità originaria, in un tripudio di egoismo e egocentrismo.
Ma sai anche di volerle bene, e sai di non poter continuare a distruggerla, ad assuefarla alla tua presenza e ti rendi conto che c'è una e una sola soluzione possibile.
E' una scelta difficile, ma va presa. Scusami se puoi.
Vivere con me non è facile, mi rendo conto di avere la tendenza a sopravalicare le persone. Se ne sono accorti sicuramente i miei compagni di casa, che con me devono convivere per forza di cose, ma una persona sopra tutte se ne è accorta e adesso ne sta pagando le conseguenze.
Due anni insieme, due anni durante i quali ho portato a compimento un opera inconscia di avvelenamento e ammaliamento.
Poi arriva il giorno che ti è tutto chiaro, ti rendi conto che stai distruggendo la persona che dici di amare. Ti rendi conto di essere stato talmente invadente nella sua vita da aver distrutto la personalità originaria, in un tripudio di egoismo e egocentrismo.
Ma sai anche di volerle bene, e sai di non poter continuare a distruggerla, ad assuefarla alla tua presenza e ti rendi conto che c'è una e una sola soluzione possibile.
E' una scelta difficile, ma va presa. Scusami se puoi.
martedì 3 maggio 2005
Svuotare le tasche
Cercare di cambiare rotta alla propria vita. Da libertino a fedele compagno. E' difficile cambiare e non credo di esserci ancora riuscito. Per riuscirci è indispensabile avere la ragazza ma la mia attuale compagna non me lo permette.
E' stata lei a portarmi alla transizione, e le sono grata della sua pazienza e costanza. Quando ci siamo conosciuti io ero libero, e libero è stato il nostro rapporto fin dalle prime serate. Ci siamo ripromessi di non nasconderci niente, riguardo a storie con altre persone e, per i primi mesi è stato così. Io, inizialmente, stavo ai patti e le raccontavo tutto, e lei ne era divertita, mi dava consigli e poi facevamo l'amore. Era bellissimo, non avrei potuto sperare niente di più.
Lei non è mai uscita con altri. Ho cercato di capire il motivo, e lei si è spiegata dicendomi che non ha mai trovato nessuno che le aggradava. Non so se è la verità.
Piano piano ci siamo avvicinati. Le serate nella mia baita sono state la svolta.
Ma io non l'ho capito subito ed ho continuato la mia vita di prima. Tante amiche ed una amica più.
Ma lei, volta dopo volta reagiva sempre peggio. Mai in maniera diretta.
La decisione, la più sbagliata e meschina di tutte, è stata quella di non dire più nulla. Ha avuto coraggio e molto amore (?) per riuscire a starmi vicino. Ha sopportato e sofferto molto per causa mia.
Con lei stavo bene, abbiamo un feeling ed un intimità invidiabile; a letto è stupendo. Ma c'è un problema, e solo ora sono riuscito ad inquadrarlo bene.
Ho perso la serenità, il mio rapporto con lei non è più sincero.
Lei continua a rinfacciarmi i miei comportamenti passati, e io cerco in ogni modo di nasconderli ai suoi occhi. Basta un riferimento, un accenno a qualcosa che ricordi i suoi dolori e subito gli occhi le si oscorano e io mi sento puntualmente una merda.
Ho bisogno di ricominciare ad essere amato da qualcuno al mio pari, non sentirmi sempre colpevole e colpevolizzato per fatti avvenuti nel passato.
A guardarla andare via arrabbiata, sento un misto tra apatia, rabbia e pianto.
E' stata lei a portarmi alla transizione, e le sono grata della sua pazienza e costanza. Quando ci siamo conosciuti io ero libero, e libero è stato il nostro rapporto fin dalle prime serate. Ci siamo ripromessi di non nasconderci niente, riguardo a storie con altre persone e, per i primi mesi è stato così. Io, inizialmente, stavo ai patti e le raccontavo tutto, e lei ne era divertita, mi dava consigli e poi facevamo l'amore. Era bellissimo, non avrei potuto sperare niente di più.
Lei non è mai uscita con altri. Ho cercato di capire il motivo, e lei si è spiegata dicendomi che non ha mai trovato nessuno che le aggradava. Non so se è la verità.
Piano piano ci siamo avvicinati. Le serate nella mia baita sono state la svolta.
Ma io non l'ho capito subito ed ho continuato la mia vita di prima. Tante amiche ed una amica più.
Ma lei, volta dopo volta reagiva sempre peggio. Mai in maniera diretta.
La decisione, la più sbagliata e meschina di tutte, è stata quella di non dire più nulla. Ha avuto coraggio e molto amore (?) per riuscire a starmi vicino. Ha sopportato e sofferto molto per causa mia.
Con lei stavo bene, abbiamo un feeling ed un intimità invidiabile; a letto è stupendo. Ma c'è un problema, e solo ora sono riuscito ad inquadrarlo bene.
Ho perso la serenità, il mio rapporto con lei non è più sincero.
Lei continua a rinfacciarmi i miei comportamenti passati, e io cerco in ogni modo di nasconderli ai suoi occhi. Basta un riferimento, un accenno a qualcosa che ricordi i suoi dolori e subito gli occhi le si oscorano e io mi sento puntualmente una merda.
Ho bisogno di ricominciare ad essere amato da qualcuno al mio pari, non sentirmi sempre colpevole e colpevolizzato per fatti avvenuti nel passato.
A guardarla andare via arrabbiata, sento un misto tra apatia, rabbia e pianto.
sabato 16 aprile 2005
Menate
Ma perchè le donne riescono a ferti delle menate assurde per qualsiasi cosa. Se al telefono sei troppo sbrigativo ti richiamano incazzate; se parli un po' troppo ti chiedono se hai qualcosa da nascondere... Insomma... ci si capisce solo da orizzontali. Meglio se al buio.
domenica 10 aprile 2005
Inibilizioni
Non so se lo rifarò, infondo non mi importa. La cosa bella non è l'aver collezionato belle immagini ma aver perso l'inibizione da obbiettivo di fronte alla nudità e al piacere. E' stato divertente, piano piano far scivolar via le inibizioni e i pudori.
Lei era un po' tesa all'inizio ma poi... è stato tutto molto naturale.
E' nella mia natura provare, sperimentare e spingere le cose fino all'esasperazione. Adesso devo trovare un nuovo muro da abbattere, una nuova esperienza da vivere. Niente mi da più piacere.
Lei era un po' tesa all'inizio ma poi... è stato tutto molto naturale.
E' nella mia natura provare, sperimentare e spingere le cose fino all'esasperazione. Adesso devo trovare un nuovo muro da abbattere, una nuova esperienza da vivere. Niente mi da più piacere.
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